FAQ

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Perchè sceglier un consulente aziendale?

Il consulente aziendale e specializzato nel consigliare imprenditori e dirigenti su come migliorare la gestione delle loro imprese, con riferimento ai vari settori aziendali quali amministrazione, produzione, marketing, logistica, organizzazione, etc.
Le sue attivita principali possono essere, ad esempio: incontrare gli imprenditori e definire gli obiettivi del proprio incarico; esaminare l’andamento e i punti di forza e di debolezza delle imprese tramite l’analisi dei bilanci, colloqui con i responsabili di reparto e/o responsabili di settore, informazioni raccolte da dirigenti di imprese dello stesso settore e stampa specializzata; identificare le strategie di miglioramento possibili e presentarle ai management; assistere l’imprenditore o i dirigenti nella messa in atto delle strategie adottate.

Cos’è il piano di marketing
Il piano di marketing è la pianificazione della strategia a livello corporate/aziendale, ed è diviso nelle seguenti fasi: 1. definizione della missione: bisogni di mercato che devono essere serviti ed elementi di distintività dell’impresa. 2. identificazione dell’Area strategica d’Affari (o SBU) nella quale si andrà a operare, cioè le varie attività dell’azienda vanno classificate nelle apposite matrici di analisi del portafoglio: la matrice Boston Consultino Group; la matrice General Electric e l’identificazione delle strategie di sviluppo per ciascuna attività, attraverso la matrice di Ansoff. Il piano di marketing consente di raggiungere tre risultati: 1. esplicitazione degli obiettivi da parte del management 2. comunicazione interna ed esterna 3. controllo che gli obiettivi siano raggiungibili Elementi da inserire in un piano di marketing 1. Paragrafo introduttivo: descrivere l’idea dell’impresa (cosa voglio fare? E perché?) e definire gli obiettivi per i quali scrivo il documento. 2. Executive summary: è una sorta di riassunto del documento che evidenzia i punti principali del Business. 3. L’ambiente di marketing: l’analisi del settore e l’analisi SWOT , cioè un’analisi dei punti di forza, punti di debolezza, delle opportunità e delle minacce del settore merceologico in questione. 4. Il piano di marketing: – obiettivi di vendita – mercati obiettivo (definizione del target) – obiettivi di marketing – definire il posizionamento (mappa di posizionamento e sguardo alla concorrenza) – strategie di marketing (come funziona il business in questione?) – obiettivi di comunicazione – prodotti e servizi (descrizione dell’offerta) – brand, marca, packaging – i prezzi – la distribuzione e le vendite – servizio e vendita del personale – promozione ed eventi – advertising (pubblicità) 5. Budget di marketing: documenti finanziari preventivi, tra cui le proiezioni dei costi / ricavi previsti nel breve e nel lungo periodo. 6. Esecuzione del piano: definire i ruoli, i tempi, le modalità e i costi per le l’esecuzione del piano. 7. Valutazione conclusiva del piano.
Ma è proprio utile fare pubblicità?

Qualcuno continua a chiedersi: ma è proprio utile la pubblicità? Se sul prodotto non fossero caricate le spese per la pubblicità non costerebbe forse di meno? E di conseguenza non sarebbe venduto di più? A quanto pare non è così. Ognuno di noi è attirato da ciò di cui ha già sentito parlare, anche se non vuole ammetterlo. La suggestione e la fantasia danno valore anche a un prodotto che in se stesso ne ha poco. È stato più volte dimostrato che un prodotto senza pubblicità non si vende o si vende pochissimo, a prescindere dalla sua effettiva qualità. Lo stesso prodotto, però, dopo un’adeguata campagna pubblicitaria, riesce a esercitare su molti consumatori un fascino irresistibile. È stato anche dimostrato che l’aumento di prezzo non sempre influisce sulla scelta: il consumatore (nonostante la sua certezza di saper resistere alle tentazioni) preferisce il prodotto sul quale ha ricevuto un maggiore e migliore numero di informazioni e di ‘promesse’.
Quindi la risposta è una sola: sì fare pubblicità è utile, anzi indispensabile.

Qual è il ruolo del brand manager?

Il Brand Manager è il responsabile della politica di marketing attuata con riferimento a uno specifico prodotto o linea di prodotti contraddistinti dalla medesima marca. Il Brand Manager svolge tanto compiti di coordinamento quanto funzioni di programmazione degli obiettivi da perseguire in un determinato arco temporale.
La mission del Brand Manager è tutelare ed accrescere il valore della marca, garantire l’efficacia e la coerenza delle diverse iniziative di comunicazione rivolte ai diversi pubblici con cui la marca dialoga, diffondere all’interno dell’azienda una cultura di marca forte ed in grado di orientare al rispetto dei suoi valori ogni comportamento individuale, promuovere l’armonia e la rilevanza della marca nei diversi mercati geografici, in maniera coerente con le specificità locali.

Il Brand Manager ha il compito di tracciare le linee guida per la definizione dell’identità proposta, determinando i valori costitutivi l’identità della marca, declinando i valori della marca nelle apposite rappresentazioni, selezionando i pubblici di riferimento e progettando i temi esperienza da offrire ai pubblici di riferimento.
Esamina ed approva le forme esperienziali, oltre a verficare periodicamente il percepito della marca presso i diversi pubblici.

Il Brand Manager deve conoscere bene il mondo del marketing e della comunicazione, oltre a quello commerciale e quello produttivo. Ha un solildo background nelle ricerche di mercato e nei comportamenti di acquisto e della comunicazione strategica.

Perchè è così importante il messaggio pubblicitario?

Come abbiamo già ricordato, per campagna pubblicitaria s’intende una serie coordinata di messaggi pubblicitari che, veicolati attraverso uno o più media, mirano a raggiungere un obiettivo prefissato.
All’interno del messaggio pubblicitario, si possono distinguere tre aspetti:
a. La sorpresa
Le tecniche per attirare l’attenzione del pubblico possono essere di tipo verbale, visivo o auditivo. In tutti e tre i casi la sorpresa avviene quando c’è una novità o un’infrazione rispetto alla normalità.
A livello verbale, si utilizza la funzione metalinguistica e poetica, per le tecniche visive, invece, si utilizzano inquadrature, colori e scene particolari. Dobbiamo ricordarci che quello della pubblicità è spesso uno scopo mascherato e che il fine ultimo è sempre quello di indurre all’acquisto il consumatore.
b. La comunicazione
La pubblicità comunica, anche se per comunicare si intende trasmettere informazioni, cosa che la pubblicità non fa. Nel comunicare si utilizzano due vie: la narrazione e il linguaggio figurale. La tecnica del racconto viene scelta negli spot televisivi che possono presentare lo “slice of life” (fetta di vita: una vicenda reale pervasa da ottimismo), la fiaba (il prodotto diventa “un mezzo magico”), la “gag” (una microstoria, in cui prevale l’elemento comico). Quando invece la pubblicità è presente su una rivista oppure su un cartellone stradale, si usano le figure retoriche.
c. La persuasione
La persuasione è diretta o mascherata. Se è diretta c’è un elogio del prodotto, dell’acquirente e del produttore, un comando, un’argomentazione scientifica e, a volte, una presentazione fatta da un personaggio famoso.
Se invece è mascherata, si usano tre diverse tecniche:
– l’associazione: il prodotto è associato a musiche celebri e/o a belle ragazze (ultimamente sempre meno credibile);
– l’evocazione di un’atmosfera: viene costruita una situazione di cui il prodotto è parte integrante;
– l’immagine senza commento: il prodotto è presentato in modo silenzioso, diretto e senza elogi, attirando, comunque, l’attenzione (una variante di questa tecnica – usata solo dalle marche più famose – consiste nel mostrare soltanto un’immagine che è simbolo del prodotto).

Colori
Acquista un particolare significato nel messaggio visivo anche la scelta dei colori poichè colpiscono l’immaginazione più facilmente che le linee e le forme. Essi si possono classificare in tre grandi categorie dal tipo di emozione che suscitano nell’osservatore:
I colori caldi, cioè il rosso, il giallo e l’arancione determinano un’accelerazione del battito cardiaco; i colori neutri, cioè l’indaco, il verde e l’azzurro inducono uno stato di tranquillità; il bianco ed il nero, infine, sono definiti colori freddi.
Il colore può essere anche catalogato in base alla sua luminosità che è determinata dall’intensità della luce che lo colpisce. Quando il colore risulta brillante è definito saturo, invece, quando è opaco si definisce non saturo.
L’accostamento di colori di tipologia diversa suscita sentimenti diversi: se, su una grande superficie a colori freddi o neutri, si inseriscono elementi di colore caldo, su cui si concentra la nostra attenzione, saremo indotti a passare da una sensazione all’altra o a trasferire la nostra sensazione sull’oggetto che ci attira. Questa tecnica viene spesso usata nella pubblicità per coinvolgere l’osservatore.
Testi
I testi pubblicitari hanno alcune caratteristiche in comune: il loro scopo è quello di sollecitare l’attenzione, di suscitare l’interesse, il desiderio e di convincere il destinatario a compiere una certa azione. I testi pubblicitari applicano, dunque, la funzione persuasiva ed devono essere comprensibili, sintetici, accattivanti e veloci. La necessità di trovare nuove forme per catturare l’attenzione ha provocato notevoli innovazioni linguistiche, dai neologismi alla mutazione semantica dei significati.

Cos’è il merchandising?

Il merchandising è la tecnica di marketing che utilizza gli ambienti e le modalità con cui sono organizzati, per attrarre i consumatori, stimolare in loro percezioni positive e spingerli ad acquistare.
Attraverso il merchandising è possibile aumentare l’affluenza verso il proprio punto vendita, massimizzare i guadagni, difendersi dalla concorrenza e rendere fedeli i propri clienti.
I negozianti, spesso senza esserne coscienti, sono grandi esperti di merchandising. Essi infatti espongono la merce in modo da valorizzarla, mettono in evidenza i prodotti più nuovi e redditizi e praticano sconti speciali, quando è tempo di svuotare il magazzino; creano con cura l’assortimento per la nuova stagione e scelgono gli articoli facendo attenzione alle tendenze del mercato.
Gli economisti, infatti, definiscono il merchandising come una disciplina “naturale”, cioè un’attività che fin dall’antichità ha sempre fatto parte del bagaglio culturale di chi gestiva un punto vendita. Oggigiorno le cose si sono complicate ed il semplice istinto del negoziante non è più sufficiente. Il mercato è diventato molto competitivo e ogni punto vendita deve difendere la propria identità e la propria capacità di attrarre dalle insidie di altri canali distribuitivi e dalle minacce di settori e consumi concorrenti.
Secondo la disciplina del merchandising, le caratteristiche del punto vendita sono:
Layout attrezzature, cioè l’assetto complessivo del punto vendita e le conseguenti modalità di circolazione dei consumatori al suo interno.
Layout merceologico, cioè la logica di raggruppamento dei prodotti/referenze ed il conseguente stimolo di associazioni di acquisto.
Display, cioè i criteri di sistemazione dei prodotti/referenze nelle diverse porzioni nello spazio di vendita e gli effetti sulla loro visibilità e confrontabilità.
Assegnazione dello spazio, cioè l’ottimizzazione del rendimento lineare dello scaffale (prodotti disposti in orizzontale o in verticale) e la valutazione dell’elasticità delle vendite dei singoli prodotti nello spazio.

Perchè il Media Planning?

Un’azienda che investe parte del fatturato per pubblicizzare i propri prodotti si deve preoccupare, anche della scelta dei mezzi pubblicitari sui quali veicolare il proprio messaggio. Per ottimizzare questa funzione è indispensabile analizzare tutte le informazioni e le caratteristiche dei mezzi.
La pianificazione e gestione dei mediai viene appunto realizzata dal media planner, cioè da un tecnico pubblicitario che effettua le analisi per progettare una “strategia di comunicazione”, ovvero colui che propone come, dove, quando e a che prezzo veicolare il messaggio prodotto dal creativo.
L’attività professionale del media planner si esplica svolgendo una serie di analisi prima, durante e dopo la realizzazione di una campagna pubblicitaria. Prima della campagna dovrà occuparsi di definire una o più strategie media, per raggiungere gli obiettivi di marketing prefissati, attraverso l’analisi dei mezzi di comunicazione e dell’attività dei concorrenti; formulare proposte di “media plan”, ovvero di ripartizione degli investimenti, scelta dei veicoli e distribuzione temporale della campagna; gestire il “media buying”, ovvero contrattare con editori e concessionari per l’acquisto degli spazi sui mezzi e le relative prenotazioni, funzione che può essere spesso svolta in collaborazione diretta con il cliente.
Durante lo sviluppo temporale della campagna dovrà occuparsi di controllare la reale uscita degli avvisi/comunicati, nel rispetto del calendario, contestare eventuali incongruenze con gli accordi siglati, nonché le eventuali distorsioni nella pubblicazione degli annunci pubblicitari.

Al termine della campagna dovrà occuparsi di valutare quali sono stati i risultati quantitativi generati dalla campagna pubblicitaria confrontandoli con le previsioni della strategia media; contrattare i recuperi per quelle parti della pianificazione non coerenti con gli accordi precedentemente stipulati con editori e concessionari.

La figura del media planner si suddivide tra diversi ruoli:
Media Executive
Si occupa dell’esecuzione operativa dei lavori, come per esempio l’analisi della concorrenza, l’analisi a computer dell’efficienza dei vari mezzi/veicoli di comunicazione la stesura dei calendari, il controllo dei giustificativi, ecc.
Media Supervisor
Imposta i piani media, esegue la trattativa con i mezzi, cura i budget dei clienti e sviluppa la trattativa commerciale con i mezzi. Quest’ultima figura professionale si può ritrovare anche presso le concessionarie e gli uffici marketing e pubblicità delle aziende.
Media Director
Responsabile del funzionamento di tutto il reparto, si occupa della stesura della strategia media, della distribuzione dei compiti, del controllo qualitativo del lavoro finale e della presentazione del piano al cliente.
Media Researcher
Analizza tutte le fonti di informazione disponibili sui mezzi, svolgendo un ruolo di consulenza per qualsiasi problema che abbia risposta nelle ricerche sui mezzi (Audipress, Auditel, ADS, Eurisko,ecc.).